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Sette passaggi per capire come funziona il riciclo della carta, dalla raccolta alla bobina

admin Agosto 12, 2026 9 minuti letti
Balla di carta da macero davanti a una bobina industriale

Una balla di carta raccolta separatamente diventa una nuova bobina solo se il materiale è tracciato, abbastanza pulito e lavorabile senza perdere troppa fibra. Per capire come funziona il riciclo della carta bisogna quindi seguire sia il processo industriale sia i controlli che separano un lotto conforme da uno contaminato.

Come funziona il riciclo della carta in sette passaggi

La carta usata viene raccolta, selezionata e trasformata in una sospensione di acqua e fibre. Da questa miscela si eliminano gli elementi estranei e, quando necessario, gli inchiostri. Le fibre recuperabili vengono poi lavorate, distribuite su una macchina continua, asciugate e avvolte. Il risultato può essere una bobina destinata a nuovo cartone, imballaggi o altri prodotti cartari, secondo le caratteristiche ottenute.

I sette passaggi della filiera sono questi:

  • Raccolta differenziata: carta e cartone vengono separati dagli altri rifiuti secondo le indicazioni del servizio locale.
  • Pressatura e trasporto: il materiale viene compattato in balle, identificato e inviato all’impianto di selezione o alla cartiera.
  • Selezione: si separano le diverse qualità cartarie e si tolgono le impurità visibili, come plastiche e altri materiali estranei.
  • Spappolamento: carta, cartone e acqua entrano nello spappolatore, una macchina che disgrega i fogli e libera le fibre.
  • Pulizia e disinchiostrazione: vengono rimossi i contaminanti più piccoli e, per le produzioni che lo richiedono, una parte degli inchiostri.
  • Raffinazione e formazione: le fibre vengono preparate per legarsi tra loro e distribuite in uno strato uniforme sulla macchina cartaria.
  • Essiccazione e avvolgimento: l’acqua viene eliminata, il foglio è compattato e la carta finita viene avvolta in bobina.

La sequenza sembra lineare, ma il risultato si decide soprattutto all’ingresso. Una balla omogenea richiede meno separazioni e genera meno scarti; un carico mescolato con plastica, residui organici o materiali difficili da separare può rallentare il processo e ridurre la quantità di fibra utilizzabile.

Quando la carta smette di essere un rifiuto

La raccolta differenziata non cambia da sola la condizione giuridica del materiale. La carta conferita resta un rifiuto durante la raccolta, il trasporto e il trattamento finché non sono rispettati i criteri previsti per la cessazione della qualifica di rifiuto, indicata spesso con l’espressione inglese End of Waste.

Per carta e cartone recuperati il riferimento è il DM 188/2020. Il decreto disciplina il passaggio dal rifiuto trattato a un materiale nuovamente utilizzabile, subordinandolo alla conformità del processo e del lotto. In pratica, non basta chiamare una balla “carta da macero”: servono trattamento, controlli e documentazione coerenti con la sua effettiva qualità.

Qui la filiera si divide. Il lotto conforme supera le verifiche, mantiene la propria identificazione e può proseguire verso l’impiego cartario previsto. Il lotto contaminato deve invece essere sottoposto a ulteriori selezioni, declassato oppure gestito come rifiuto, secondo ciò che emerge dai controlli. Farlo avanzare sulla carta, senza che sia davvero conforme, sposta soltanto il problema alla fase successiva.

Il caso del sequestro di 85.000 tonnellate di carta da macero a Mantova, riportato da Sky TG24, rende concreto il peso di stoccaggio, tracciabilità e conformità. Una massa di carta apparentemente recuperabile può restare bloccata se la gestione documentale e materiale non regge. Per chi acquista o riceve carta recuperata, quindi, il controllo deve riguardare il lotto reale, non solo la descrizione commerciale.

Che cosa fanno le macchine dentro la cartiera

La selezione prepara un materiale il più possibile regolare. Le diverse carte non reagiscono tutte allo stesso modo: cambiano struttura, presenza di rivestimenti, quantità di inchiostro e resistenza delle fibre. Mescolare qualità incompatibili rende più difficile ottenere una pasta stabile e una carta con caratteristiche costanti.

Nello spappolamento il materiale incontra acqua e azione meccanica. Lo spappolatore, chiamato anche pulper, separa le fibre che formavano il foglio. Si ottiene così una pasta molto diluita, più simile a una sospensione che a carta bagnata. Plastiche, nastri, elementi metallici e altri corpi estranei non diventano fibra: devono essere intercettati e separati.

Seguono pulizia e vagliatura. I vagli sono dispositivi che lasciano passare la parte adatta al processo e trattengono particelle di forma o dimensione indesiderata. La disinchiostrazione, quando prevista dal prodotto finale, serve invece a staccare e allontanare una parte degli inchiostri. Non è un passaggio identico per ogni produzione: una carta grafica e un cartone da imballaggio richiedono risultati differenti.

Con la raffinazione le fibre vengono sottoposte a un’azione meccanica controllata che ne modifica la capacità di unirsi. Un trattamento insufficiente può dare un foglio debole; uno eccessivo consuma energia e può peggiorare il comportamento della fibra. Il punto corretto dipende dalla materia disponibile e dalle prestazioni richieste alla carta.

La pasta arriva quindi alla formazione del foglio. Viene distribuita in modo uniforme, privata progressivamente dell’acqua, pressata ed essiccata. Solo a questo punto torna a essere un nastro continuo di carta. L’avvolgitore raccoglie il nastro in una bobina, che potrà essere tagliata o trasformata nelle lavorazioni successive.

Perdita di fibra, scarti e impatto reale del recupero

Il riciclo recupera materia già utilizzata, ma non restituisce tutta la massa in ingresso sotto forma di carta nuova. Secondo la stima divulgativa di Zero Sprechi, durante il trattamento si perde circa il 20-25% delle fibre. La stessa fonte indica inoltre che una fibra può essere riciclata fino a sette volte: a ogni ciclo tende ad accorciarsi e, raggiunto un certo limite, non contribuisce più in modo utile alla struttura del foglio.

Un calcolo semplificato chiarisce l’ordine di grandezza. Supponiamo di avere 1.000 chilogrammi di fibra utile, escludendo per comodità impurità e variazioni di umidità. Si applicano al carico i due estremi della perdita stimata: nel caso più favorevole escono dal ciclo 200 chilogrammi, mentre nell’altro estremo ne escono 250. Sottraendo queste quantità al valore iniziale, la fibra che prosegue è rispettivamente pari a 800 e 750 chilogrammi. Il lettore può rifare il conto sostituendo al carico ipotetico il peso di fibra effettivamente disponibile.

Questo esempio non calcola la resa commerciale di una balla, perché una balla reale comprende umidità, materiali estranei e carte di qualità diversa. Mostra però perché peso in ingresso e peso della nuova bobina non coincidono. Prima ancora della perdita fisiologica di fibra, il processo deve sottrarre tutto ciò che carta non è.

Gli scarti possono comprendere contaminanti separati, fanghi generati dalla pulizia e fibre ormai troppo corte. Il loro destino dipende dalle caratteristiche effettive e dalla gestione applicabile: non vanno confusi con la pasta recuperata. Anche l’impatto ambientale va letto così. Il riciclo riduce il bisogno di nuova materia fibrosa, ma richiede raccolta, trasporto, acqua, energia e trattamento degli scarti. Una raccolta pulita migliora il bilancio perché evita lavorazioni inutili e aumenta la parte recuperabile.

Riciclare la carta in casa e conferirla senza rovinare il lotto

In casa si può ottenere un foglio artigianale: la carta pulita viene spezzettata, lasciata ammorbidire in acqua, ridotta in pasta, stesa su una rete, pressata e asciugata. È un’attività utile per capire il principio dello spappolamento e della formazione, ma non equivale al riciclo industriale. Mancano selezione controllata, disinchiostrazione, verifiche del materiale e produzione continua.

Per contribuire alla filiera vera serve soprattutto conferire bene. Le indicazioni cambiano in base al servizio comunale, quindi il riferimento pratico resta il calendario o il regolamento locale. Il criterio generale è evitare di inserire materiali estranei e residui che contaminano la carta. Quando un oggetto è composto da più materiali e non è chiaro dove vada, forzarlo nel contenitore della carta può peggiorare il lotto anziché aumentare il riciclo.

Ridurre il volume degli imballaggi facilita raccolta e trasporto, ma non corregge la contaminazione. Una scatola appiattita e sporca resta sporca; un elemento non cartario nascosto dentro una scatola raggiungerà comunque la selezione. Il gesto utile è separare ciò che si riconosce e verificare le istruzioni locali per i casi dubbi.

Dubbi ricorrenti

Come si chiama l’industria che produce la carta?

Si chiama industria cartaria. Comprende gli impianti che preparano la pasta, le cartiere che formano ed essiccano il foglio e le lavorazioni successive che tagliano o trasformano bobine e fogli. La cartiera è quindi lo stabilimento produttivo; l’industria cartaria è l’insieme più ampio delle attività collegate alla produzione della carta.

Quanto costa riciclare una balla di carta?

Non esiste un costo unico ricavabile dal solo peso. Incidono trasporto, selezione, presenza di impurità, necessità di disinchiostrazione, resa della fibra e gestione degli scarti. Per confrontare due offerte bisogna chiedere quali controlli sono inclusi, come vengono misurate le impurità e chi sostiene il costo del materiale respinto o declassato.

La carta riciclata è sempre grigia o meno resistente?

No, l’aspetto e la resistenza dipendono dalla qualità delle fibre in ingresso, dalla pulizia della pasta, dalla raffinazione e dal prodotto da realizzare. La disinchiostrazione può ridurre la presenza di pigmenti, ma il risultato richiesto cambia tra carte grafiche e cartoni. Il confronto corretto va fatto sulle caratteristiche tecniche necessarie, non sulla sola origine riciclata.

Come spiegare il riciclo della carta ai bambini?

Conviene usare una sequenza semplice: la carta viene raccolta, controllata, mescolata con acqua fino a separare le fibre, pulita e stesa di nuovo per formare un foglio. Una scheda didattica può mostrare anche gli scarti, perché aiuta a chiarire che plastica, sporco e fibre consumate non diventano automaticamente carta nuova.

Quali documenti chiedere quando si acquista carta recuperata?

Occorre verificare i documenti coerenti con la provenienza, il trattamento e la conformità del lotto, compresi quelli richiesti per la cessazione della qualifica di rifiuto quando applicabile. Il nome del materiale in fattura non sostituisce la tracciabilità. In caso di dubbi servono riscontri sul lotto consegnato, sulle verifiche eseguite e sulla gestione delle eventuali non conformità.

La balla dell’apertura arriva alla nuova bobina soltanto se supera tutti questi passaggi senza perdere identità, qualità e troppa fibra. Se il materiale è contaminato o la documentazione non regge, resta fuori dal ciclo utile anche quando, a colpo d’occhio, sembra soltanto carta.

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